Pamela Colman Smith: l’anima del Rider-Waite-Smith
Lo sapevi? Pamela Colman Smith, l’illustratrice del mazzo Rider-Waite-Smith, realizzò anche le tavole di un romanzo di Bram Stoker, l’autore di *Dracula*.
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1) Il nome che mancava sul mazzo.
Per decenni uno dei mazzi più riconoscibili al mondo è stato chiamato semplicemente Rider-Waite. Rider era l’editore, Arthur Edward Waite l’ideatore del progetto. Le immagini, però, furono realizzate da Pamela Colman Smith: senza di lei quelle settantotto carte non avrebbero il volto, la forza narrativa e l’immediatezza che ancora oggi le rendono inconfondibili.
Chiamarlo Rider-Waite-Smith non è un vezzo contemporaneo. È un modo più esatto di raccontarne la nascita e di restituire all’artista il posto che le spetta. Il Victoria and Albert Museum usa proprio questa denominazione e riconosce a Smith un ruolo decisivo soprattutto nell’invenzione visiva degli arcani minori.
2) Un’artista cresciuta tra mondi diversi.
Pamela Colman Smith nacque nel 1878 a Londra, da genitori americani. Durante l’infanzia e la giovinezza visse tra l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la Giamaica. Le storie ascoltate nei Caraibi, il folklore, il teatro e la cultura visiva del suo tempo confluirono in un linguaggio molto personale.
Studiò per alcuni anni al Pratt Institute di New York, senza completare il percorso. Questo non le impedì di costruire una produzione sorprendentemente ampia: illustrazione, pittura, scenografia, costumi, libri e attività editoriale. Il Pratt Institute ricorda anche che fu la prima artista non fotografa a esporre nella celebre galleria 291 di Alfred Stieglitz.
La sua formazione non fu quindi soltanto esoterica. Prima ancora di incontrare Waite, Smith aveva imparato a raccontare attraverso figure, colori, gesti e scene. È questo talento narrativo, più di qualsiasi formula astratta, che sarebbe entrato nel mazzo.
3) Il teatro, Yeats e Bram Stoker.
Alla fine dell’Ottocento Smith entrò nell’ambiente del Lyceum Theatre, legandosi all’attrice Ellen Terry e frequentando figure come William Butler Yeats e Bram Stoker. La Morgan Library & Museum la descrive come una disegnatrice prolifica, autrice anche di illustrazioni librarie e progetti teatrali molto prima della collaborazione con Waite.
Il collegamento con Stoker non è una semplice curiosità mondana. Nel 1911 Smith realizzò sei tavole a colori per la prima edizione di The Lair of the White Worm, pubblicata da William Rider and Son. Il facsimile conservato dalla University of Pennsylvania Libraries permette ancora oggi di vedere quelle immagini nel contesto originario.
È affascinante pensare che la mano capace di dare una forma moderna agli arcani abbia incontrato anche l’immaginario gotico dell’autore di Dracula. In entrambi i casi Smith non si limita a decorare una pagina: crea una soglia, un punto di passaggio tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo.
4) L’incontro con Arthur Edward Waite.
Smith e Waite si conobbero nell’ambiente dell’Hermetic Order of the Golden Dawn. Nel 1909 Waite le affidò il compito di disegnare un nuovo mazzo. Per gli arcani maggiori fornì indicazioni simboliche piuttosto precise; sugli arcani minori, invece, l’artista ebbe uno spazio creativo assai più ampio.
La collaborazione fu breve ma potentissima. Smith tradusse idee, corrispondenze e simboli in scene che potevano essere percepite prima ancora di essere studiate. Il mazzo fu pubblicato da Rider nel 1909 e divenne il capostipite di una quantità enorme di rielaborazioni successive.
Oggi si tende giustamente a parlare di un’opera condivisa: Waite costruì l’impianto e orientò il programma simbolico; Smith gli diede corpo, atmosfera e capacità di parlare direttamente allo sguardo. Eliminare uno dei due nomi significa perdere metà della storia.
5) La rivoluzione degli arcani minori.
La trasformazione più evidente riguarda le carte numerali. Nei mazzi tradizionali, queste mostravano soprattutto la disposizione dei semi: coppe, denari, bastoni e spade. Smith trasformò invece ogni carta in una piccola scena.
Il dieci di bastoni divenne una figura piegata sotto un carico eccessivo; il cinque di coppe mostrò il dolore di chi guarda ciò che è andato perduto; il tre di spade rese immediata una ferita emotiva attraverso un cuore trafitto. Non sono semplici ornamenti. Sono frammenti di teatro condensati nello spazio di una carta.
Questa scelta rese il mazzo accessibile anche a chi non possedeva già un sistema complesso di corrispondenze. Guardando le figure, il lettore poteva riconoscere un conflitto, un desiderio, una perdita o un passaggio. Gli arcani diventavano non soltanto segni da interpretare, ma situazioni da ascoltare.
È una delle ragioni per cui il Rider-Waite-Smith continua a essere consigliato a chi comincia. Se stai scegliendo il tuo primo mazzo, ricorda comunque che non deve necessariamente esserti regalato: conta molto di più la relazione che riesci a costruire con le immagini.
6) Una creatrice molto più grande di settantotto carte.
Ridurre Smith al mazzo sarebbe ingiusto, anche se quell’opera ha oscurato tutto il resto. Scrisse e illustrò raccolte legate al folklore giamaicano, fondò la rivista The Green Sheaf, lavorò come editrice, realizzò scenografie e costumi e partecipò al Suffrage Atelier, contribuendo con immagini alla causa del voto alle donne.
La sua arte era strettamente collegata alla musica. Smith raccontava di vedere forme e colori mentre ascoltava un brano e trasformava quelle impressioni in immagini. Oggi parleremmo facilmente di sinestesia; nel suo caso, però, è più prudente ricordare soprattutto il metodo che lei stessa rivendicava: ascoltare con attenzione e lasciare che la musica producesse una visione.
Questa disposizione spiega bene anche la vitalità delle carte. Le scene non sembrano diagrammi immobili: possiedono ritmo, pause, direzioni e contrasti, quasi fossero partiture visive.
7) Il successo dell’opera e l’ombra sull’autrice.
Smith non ricevette dal successo del mazzo un riconoscimento proporzionato. Il suo monogramma compare nelle carte, ma per molto tempo il nome dell’artista rimase fuori dalla denominazione più comune. Morì nel 1951 in Cornovaglia, dopo anni economicamente difficili.
La riscoperta successiva ha permesso di guardare diversamente il suo lavoro. Mostre, studi e nuove edizioni hanno riportato l’attenzione non soltanto sulla vicenda biografica, ma sulla qualità delle sue scelte: composizioni leggibili, gesti eloquenti, colori emotivi e una straordinaria economia narrativa.
Non serve trasformarla in un personaggio perfetto o in una leggenda. Basta osservare quanto del nostro modo contemporaneo di immaginare gli arcani passi ancora attraverso le sue invenzioni.
8) Che cosa ci insegna Pamela Colman Smith.
La sua storia ci ricorda che ogni mazzo ha un autore, un’epoca e uno sguardo. Le carte non sono immagini neutrali cadute dal cielo: nascono da una tradizione, ma anche da decisioni artistiche concrete. Conoscere chi le ha disegnate aiuta a leggerle con maggiore consapevolezza.
Smith ci insegna inoltre che un simbolo funziona quando rimane aperto. Le sue figure sono abbastanza precise da suggerire una situazione e abbastanza ampie da lasciare entrare la nostra esperienza. È lo stesso atteggiamento che propongo quando dico che gli arcani non sono dati da calcolare, ma simboli da ascoltare.
Se vuoi confrontare questo mazzo con altre sensibilità visive, puoi partire anche dalla mia selezione di cinque splendidi mazzi di arcani. Dopo avere conosciuto Smith, noterai più facilmente quanto molti mazzi contemporanei continuino a dialogare con la sua grammatica.
9) Due porte per entrare nel suo immaginario.
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10) Porta le immagini nella tua esperienza.
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