Il diavolo ha davvero sette nomi?

Il diavolo ha davvero sette nomi?

1 – Una figura, molti strati.

Il diavolo sembra un personaggio facilissimo da riconoscere: corna, ali, zoccoli, fuoco, catene. Eppure questa immagine non nasce tutta insieme. È il risultato di secoli di testi, traduzioni, polemiche religiose, opere d’arte, folklore e successive riletture esoteriche. Quando arriva nell’arcano XV, porta con sé questa lunga storia, ma non si riduce a essa.

Per leggere bene la carta bisogna dunque separare almeno tre piani. C’è il diavolo delle tradizioni religiose, c’è quello costruito dall’immaginario occidentale e c’è infine la figura simbolica degli arcani. I tre piani comunicano, ma non sono intercambiabili. Se li confondiamo, rischiamo di trasformare una carta complessa in un semplice annuncio di male o di disgrazia.

Anche le parole raccontano questa stratificazione. Come ricorda il Vocabolario Treccani, il termine greco diábolos indicava il calunniatore o l’accusatore e fu impiegato per rendere l’ebraico śāṭān, cioè avversario, oppositore. Prima di diventare il nome di un personaggio perfettamente definito, era dunque una funzione: qualcuno o qualcosa che si mette di traverso, accusa, divide e ostacola.

Questa origine mi interessa molto anche nella lettura. L’arcano non deve per forza indicare un’entità esterna che agisce contro di te. Può mostrarti una forza divisiva già presente nella situazione: una dipendenza, un desiderio non riconosciuto, una paura che ti fa consegnare il tuo potere oppure una convinzione con la quale continui a ostacolarti.

2 – Da dove vengono i sette nomi.

La formula dei “sette nomi del diavolo” è suggestiva, ma storicamente imprecisa. L’elenco oggi più diffuso deriva da una classificazione attribuita al teologo e vescovo ausiliare tedesco Peter Binsfeld. Nel 1589 egli pubblicò un trattato sulla stregoneria, tuttora censito e digitalizzato dalla Deutsche Digitale Bibliothek, nel quale collegava sette figure demoniache ai sette vizi capitali.

Non si tratta quindi di sette denominazioni equivalenti dello stesso essere e neppure di una lista unitaria consegnata dalla Bibbia. Sono figure provenienti da epoche, lingue e tradizioni differenti, riordinate in uno schema rinascimentale. Questo schema ci dice molto sulla cultura che lo produsse, ma non può essere proiettato all’indietro come se fosse sempre esistito.

2.1 – Lucifero e la superbia.

Lucifero viene associato alla superbia, il desiderio di innalzarsi oltre ogni limite. Il nome, però, ha una storia meno ovvia di quanto sembri. In latino significa portatore di luce e indicava la stella del mattino, cioè Venere quando precede l’alba. Nel capitolo 14 di Isaia l’immagine luminosa serve a schernire la caduta di un sovrano babilonese; attraverso le traduzioni e le interpretazioni cristiane successive, Lucifero divenne poi un nome del principe degli angeli ribelli. La ricostruzione linguistica è spiegata bene dalla voce Lucifero di Treccani.

Sul piano simbolico, Lucifero ricorda che persino la luce può accecare quando diventa identificazione assoluta con la propria grandezza. Non condanna il talento o l’ambizione: domanda piuttosto se la luce che cerchi serve a vedere oppure soltanto a essere ammirato.

2.2 – Mammona e l’avarizia.

Mammona viene collegato all’avarizia. In origine il termine rimanda alla ricchezza e ai beni materiali, poi personificati come un padrone alternativo al quale si finisce per prestare servizio. La questione, dunque, non è possedere qualcosa, ma esserne posseduti.

Nell’arcano XV il denaro può rappresentare risorse, concretezza, capacità di negoziare e desiderio di sicurezza. L’ombra compare quando il valore economico diventa l’unico metro con cui misuri te stesso, gli altri e ogni scelta possibile.

2.3 – Asmodeo e la lussuria.

Asmodeo ha radici antiche e compare anche nel libro di Tobia. Binsfeld lo associa alla lussuria, cioè al desiderio sessuale quando perde relazione, misura e libertà. Ma il desiderio non è, in sé, una colpa né una forza da cancellare.

La carta del diavolo può parlare di attrazione, magnetismo, piacere e straordinaria vitalità. La domanda utile è se quell’energia crea un incontro autentico o riduce l’altro a uno strumento. Come ho raccontato nell’articolo sul valore degli inizi materiali, anche un legame profondo può cominciare da un’attrazione fisica: ciò che conta è come viene coltivata.

2.4 – Satana e l’ira.

Satana viene associato all’ira. Il termine ebraico significava inizialmente avversario o accusatore e soltanto nel corso della tradizione assume i caratteri di un nome proprio. L’ira, a sua volta, non è soltanto distruzione. Può essere il segnale che un confine è stato violato, che un’ingiustizia è diventata intollerabile o che una parte vitale di te non accetta più di restare repressa.

Il pericolo nasce quando la rabbia prende il comando, inventa un nemico assoluto e giustifica qualunque reazione. L’arcano ti invita a recuperare l’energia dell’ira senza consegnarle la tua libertà di scelta.

2.5 – Belzebù e la gola.

Belzebù viene legato alla gola, intesa come consumo che non riesce mai a produrre sazietà. Non riguarda soltanto il cibo. Si può divorare attenzione, approvazione, esperienze, informazioni, acquisti e perfino pratiche spirituali, continuando a sentire un vuoto che nessuna quantità riesce a colmare.

Qui il diavolo domanda che cosa stai davvero cercando mentre consumi. Il piacere consapevole nutre e possiede un termine; la compulsione promette sollievo, ma chiede immediatamente un’altra dose.

2.6 – Leviatano e l’invidia.

Leviatano nasce nei testi biblici come creatura marina gigantesca, immagine delle forze del caos, e solo le classificazioni demonologiche successive lo trasformano nel principe dell’invidia. Il collegamento resta comunque simbolicamente interessante: l’invidia cresce nelle profondità, dove il confronto con la vita degli altri può diventare una presenza enorme e difficile da governare.

Anche questa emozione, ascoltata invece di essere negata, contiene un’informazione. Spesso indica una qualità, una libertà o una possibilità che desideri per te. Il lavoro non consiste nel distruggere chi la possiede, ma nel riconoscere il tuo desiderio e trasformarlo in direzione.

2.7 – Belfagor e l’accidia.

Belfagor viene associato all’accidia, che è più profonda della semplice pigrizia. È inerzia, rinuncia alla propria energia, difficoltà a dare senso e movimento alle giornate. Il paradosso è che talvolta l’immobilità protegge un vantaggio nascosto: finché non agisci, non rischi di fallire, non scegli e non devi lasciare andare nessuna possibilità.

L’arcano XV può rendere visibile questo patto silenzioso. Non ti accusa di debolezza; ti chiede quale prezzo stai pagando per una sicurezza che ormai assomiglia a una catena.

3 – Nomi, titoli e personificazioni non sono la stessa cosa.

Osservando i sette casi si vede subito che l’elenco accosta materiali eterogenei. Alcuni termini nascono come ruoli, altri come immagini poetiche, personificazioni della ricchezza, divinità polemicamente trasformate o creature del caos. La demonologia li ha organizzati in gerarchie; la letteratura e l’arte li hanno poi fusi, separati e reinventati molte volte.

Per questo non ha senso chiedere quale sia il “vero” nome segreto del diavolo come se esistesse un dato anagrafico nascosto. La domanda più fertile è un’altra: quale esperienza umana ogni nome ha cercato di rappresentare? Superbia, avidità, desiderio, ira, voracità, confronto e inerzia sono energie riconoscibili. Le figure demoniache danno loro un volto e permettono di osservarle fuori di noi; gli arcani, invece, ce le restituiscono come parti da riconoscere e integrare.

4 – Quali poteri avrebbe il diavolo?

Anche qui occorre dire da quale prospettiva si parla. Folklore, teologia, narrativa ed esoterismo non descrivono lo stesso personaggio e non gli attribuiscono gli stessi poteri. Nelle leggende il diavolo inganna, stringe patti, offre ricchezze, suscita passioni o altera le apparenze. Sono racconti che mettono in scena una paura molto umana: ricevere subito ciò che desideriamo e scoprire troppo tardi il prezzo nascosto.

La teologia cattolica non presenta però il male come un principio onnipotente opposto a Dio sullo stesso piano. Il Catechismo afferma espressamente che il potere di Satana non è infinito: egli è una creatura e la sua azione rimane limitata. In questa cornice il suo potere principale è la tentazione, non la cancellazione automatica della libertà umana.

Al di fuori della fede, la stessa struttura può essere letta psicologicamente. Una tentazione diventa potente perché incontra un bisogno, una ferita o un desiderio. Non agisce nel vuoto. Più conosci ciò che ti muove, meno facilmente vieni guidato da promesse, paure e automatismi che non hai scelto.

5 – Come il diavolo entra negli arcani.

Gli arcani nacquero nell’Italia del Quattrocento come carte da gioco. Il Metropolitan Museum of Art ricorda che le prime attestazioni risalgono agli anni Quaranta e Cinquanta del XV secolo e che l’uso occulto e divinatorio divenne comune molto più tardi. Il diavolo, quindi, entra nella sequenza dei trionfi all’interno dell’immaginario religioso e sociale del suo tempo, non come una scheda moderna di significati psicologici.

Nei mazzi di Marsiglia la figura assume un aspetto ibrido, sessuato e animalesco, con due piccoli personaggi legati al piedistallo. Nel Rider-Waite-Smith del 1909 l’immagine dialoga anche con il Baphomet disegnato nell’Ottocento da Éliphas Lévi. Corna, ali, pentagramma, torcia e catene condensano così tradizioni differenti in una scena sola.

Proprio questa natura composita rende la carta potente. Il diavolo è umano e animale, maschile e femminile, affascinante e inquietante. Abita la zona nella quale le opposizioni troppo semplici smettono di funzionare. Non dice che corpo, sesso, denaro o ambizione siano malvagi; mostra che ogni energia può nutrire la vita oppure trasformarsi in dominio.

6 – Il potere più grande dell’arcano XV.

Nella carta le catene sono essenziali, ma lo è anche il modo in cui le guardiamo. Spesso appaiono abbastanza larghe da poter essere sfilate. Il legame esiste, ma non sempre è assoluto. Può continuare perché offre piacere, protezione, identità o una scusa per non decidere.

Il potere del diavolo, in una stesa, è quello che gli viene consegnato. Una relazione magnetica può diventare dipendenza; il bisogno di sicurezza può diventare avidità; un’ambizione sana può trasformarsi in ossessione. Ma la stessa carta porta anche l’energia necessaria per vedere il patto e rinegoziarlo.

Per questo considero il diavolo un arcano di responsabilità. Non ti permette di attribuire tutto a una forza esterna e non ti chiede di vergognarti del desiderio. Ti invita a riconoscere il punto preciso nel quale una scelta ripetuta è diventata una catena. Nell’articolo dedicato alla sua forza liberatrice ho approfondito proprio il passaggio dall’ombra al potere personale.

7 – Che cosa può dirti in una stesa.

Quando compare l’arcano XV, io non parto mai dall’idea che annunci una presenza maligna. Guardo la domanda, la posizione occupata e le carte vicine. Poi provo ad ascoltare dove si concentra l’energia più intensa della situazione.

In amore può indicare attrazione, sessualità, gelosia, possesso, complicità o una relazione dalla quale è difficile staccarsi. Nel lavoro può parlare di denaro, ambizione, capacità di trattare, lotte di potere o dipendenza dal riconoscimento. In un percorso personale può mostrare un desiderio censurato, un comportamento compulsivo, una rabbia utile o una vitalità che chiede finalmente spazio.

Le domande più feconde non sono “chi mi vuole male?” o “quale disgrazia sta arrivando?”, ma “dove sto cedendo il mio potere?”, “che cosa desidero davvero?” e “quale vantaggio mi offre la catena che dico di voler spezzare?”. Il diavolo diventa così una carta estremamente concreta: non produce una condanna, mette a fuoco un contratto.

8 – Una carta da osservare senza paura.

Conoscere la storia dei nomi e delle immagini serve a non prendere il simbolo alla lettera. Il diavolo dell’arcano XV non è la prova di un male soprannaturale all’opera e non è neppure un invito a celebrare qualsiasi impulso. È una figura di confine che ti porta nel territorio del corpo, della materia, del piacere e del potere.

Qui non basta respingere ciò che appare oscuro. Occorre capire che cosa lo alimenta. Una parte negata non scompare: diventa più difficile da riconoscere e quindi più capace di agire nell’ombra. Quando invece la guardi, puoi distinguere il bisogno dalla compulsione, il desiderio dalla schiavitù, l’ambizione dalla sopraffazione.

I sette nomi, allora, possono essere usati come sette specchi e non come una mappa letterale dell’inferno. Ognuno nomina un modo in cui l’energia perde libertà. L’arcano XV raccoglie queste possibilità e ti pone una domanda radicale: sei tu a usare la tua forza oppure è la tua forza a usare te?

9 – Osserva da vicino la tua catena.

Se vuoi comprendere che cosa il diavolo o un altro arcano sta mettendo in luce nella tua situazione, telefona allo 059 761926 per concordare un primo incontro con me, in studio oppure a distanza.

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Quale aspetto di questa carta ti colpisce di più? Lascia il tuo pensiero o la tua domanda nei commenti: ti risponderò volentieri.

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Tiziano Solignani

Tiziano Solignani

Vivo e lavoro a Vignola, in provincia di Modena.

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