Il vero scopo degli arcani secondo Jodorowsky
1 – Se una previsione ti toglie libertà, a cosa serve?
Quando qualcuno si siede davanti agli arcani, quasi sempre porta con sé una domanda sul futuro: tornerà? Troverò lavoro? Questa relazione durerà? Sto prendendo la decisione giusta? È comprensibile. L’incertezza pesa e una risposta netta sembra promettere sollievo. Ma proprio qui nasce il primo equivoco: se le carte stabilissero un futuro già scritto, la lettura rischierebbe di trasformarsi in una sentenza. Tu non saresti più protagonista della tua vita, ma spettatore di un copione deciso altrove.
Alejandro Jodorowsky rovescia questa prospettiva. Nel libro La via dei tarocchi, scritto con Marianne Costa, rifiuta l’idea di una lettura intesa come descrizione di avvenimenti inevitabili. Se esistesse una sola strada, conoscere in anticipo il punto di arrivo non aumenterebbe la libertà: potrebbe ridurla, perché ogni gesto finirebbe sotto l’ombra della previsione.
Il vero scopo degli arcani, allora, non è consegnarti un verdetto. È aiutarti a vedere meglio il punto nel quale ti trovi, ciò che ti ha condotto fin lì, le forze che agiscono dentro e intorno a te e le direzioni che potrebbero aprirsi. Non una gabbia temporale, ma uno spazio di coscienza.
2 – Prima di essere un oracolo, il mazzo era un gioco
Questa distinzione diventa ancora più interessante se ricordiamo la storia delle carte. Le testimonianze più antiche sui tarocchi risalgono al Quattrocento e riguardano soprattutto l’Italia settentrionale. Il Metropolitan Museum of Art colloca i primi riferimenti noti tra gli anni Quaranta e Cinquanta del XV secolo, nell’area compresa fra Venezia, Milano, Firenze e Urbino. Erano carte da gioco: ai quattro semi si aggiungevano il Matto e una serie di trionfi figurati.
Il Victoria and Albert Museum ricorda che l’impiego sistematico per la divinazione si affermò molto più tardi, soprattutto dalla fine del Settecento. Questo dato non rende gli arcani meno profondi. Al contrario, ci aiuta a separarli da mitologie storiche prive di fondamento e a capire perché il gioco sia così importante.
Giocare crea una cornice protetta nella quale possiamo provare possibilità, cambiare prospettiva e incontrare parti di noi che il ragionamento ordinario lascia ai margini. Un’immagine pescata casualmente interrompe la risposta automatica. Ti costringe a fermarti e a chiederti: perché proprio questo dettaglio mi colpisce? Che cosa riconosco? Che cosa rifiuto? Quale storia sto costruendo davanti a questa figura?
L’efficacia riflessiva degli arcani non dipende quindi dalla pretesa che siano caduti dal cielo già completi di un significato immutabile. Dipende anche dalla loro natura di gioco simbolico, sedimentato attraverso secoli di arte, interpretazioni e pratiche umane.
3 – Jodorowsky: artista prima ancora che tarologo
Jodorowsky non arriva agli arcani come storico accademico. È un artista poliedrico: teatro, mimo, cinema, fumetto, poesia e pratiche simboliche attraversano tutta la sua opera. Questa provenienza è decisiva. Per lui una carta non è una voce di dizionario, ma una scena; non è un dato, ma un organismo di forme, colori, sguardi, direzioni e rapporti.
Il suo lungo lavoro sui tarocchi di Marsiglia confluisce sia nello studio con Marianne Costa sia nella ricostruzione realizzata con Philippe Camoin. Il sito ufficiale del progetto Camoin-Jodorowsky precisa opportunamente che non si tratta della semplice riproduzione di un singolo mazzo antico, ma di una ricomposizione ottenuta confrontando materiali e tradizioni differenti. È dunque meglio parlare di una particolare interpretazione e ricostruzione del modello marsigliese, non dell’unico originale definitivamente ritrovato.
Anche Feltrinelli presenta il lavoro di Jodorowsky e Costa come un’esplorazione completa della struttura delle 78 carte: numerologia, colori, arcani maggiori e minori, coppie, combinazioni e pratica della lettura. Ma la parte più feconda non è la quantità di significati raccolti. È il cambio di postura: invece di domandare alla carta «che cosa accadrà?», impari a chiederle «che cosa mi stai facendo vedere?».
Questa differenza sembra piccola, ma cambia tutto. La prima domanda cerca un’autorità esterna. La seconda ti coinvolge e ti rende responsabile della risposta.
4 – Dal telescopio sul futuro allo specchio del presente
Una lettura predittiva immagina gli arcani come un telescopio puntato in avanti. L’approccio di Jodorowsky li avvicina piuttosto a uno specchio, o forse a un microscopio: ingrandiscono dinamiche interiori che normalmente attraversiamo senza osservarle.
Lo specchio non inventa il tuo volto e non decide che cosa farai domani. Ti restituisce qualcosa che esiste già, ma che senza una superficie riflettente non riusciresti a vedere nello stesso modo. Così una stesa può mettere in evidenza una paura che stai chiamando prudenza, un desiderio che hai travestito da dovere, una fedeltà familiare che continui a ripetere, una risorsa che non riconosci o un conflitto fra due bisogni entrambi legittimi.
Per questo ho scritto che gli arcani non sono dati. Un dato chiede di essere misurato e classificato; un simbolo chiede di essere ascoltato. Non perché ogni interpretazione sia equivalente, ma perché il suo significato nasce dall’incontro fra una struttura condivisa e la situazione concreta di chi guarda.
La Torre può parlare di crollo, liberazione, verità improvvisa, perdita di controllo o demolizione di una costruzione ormai soffocante. La carta da sola non sceglie al posto tuo. Sono la domanda, la posizione nella stesa, le carte vicine e la tua risonanza personale a rendere leggibile quella possibilità.
5 – Il futuro non è un corridoio, ma un ventaglio
Rinunciare al futuro predeterminato non significa sostenere che tutte le possibilità siano ugualmente probabili. Il passato lascia tracce. Le abitudini creano inerzia. Le condizioni economiche, familiari, fisiche e sociali pongono limiti reali. Le azioni altrui hanno conseguenze che non possiamo controllare.
Eppure, da ogni presente parte più di una strada. Alcune sono larghe e già battute; altre strette, costose o appena visibili. Una lettura utile prova a mostrare questo ventaglio. Può dirti: se continui a nutrire questa dinamica, la direzione più coerente sembra questa; se introduci una scelta diversa, potrebbe aprirsi quest’altra possibilità.
La carta del futuro, in questa prospettiva, non è una fotografia spedita da domani. È l’immagine di una tendenza. Ti mostra dove potrebbero condurre le condizioni attuali, lasciandoti il compito di confermarle, modificarle o interromperle. Proprio per questo una lettura può diventare più precisa quando rinuncia alla pretesa di essere infallibile.
La domanda «succederà?» tende a renderti passivo. Domande come «che cosa posso fare?», «che cosa non sto vedendo?», «quale parte di me sostiene questa situazione?» e «quale prezzo comporta ciascuna scelta?» restituiscono movimento. Non eliminano l’incertezza, ma la rendono abitabile.
6 – Gli arcani come linguaggio proiettivo
Davanti a un’immagine ambigua e ricca, la mente costruisce collegamenti. Se nell’Eremita noti per prima la lanterna, forse in quel momento ti interessa la ricerca di una guida; se noti il mantello chiuso, potresti sentire il bisogno di protezione; se guardi il passo lento, può emergere il tema del tempo. Un’altra persona, davanti alla stessa carta, vedrà altro.
Questo carattere proiettivo non dimostra che la carta possieda poteri soprannaturali, ma non la rende inutile. Mostra il meccanismo attraverso cui l’immagine facilita un racconto di sé. Ciò che proietti non è necessariamente vero in senso assoluto, e non deve essere accettato senza esame. È materiale da interrogare.
Qui la presenza di un lettore competente può essere preziosa. Non perché conosca segretamente il tuo destino, ma perché può mantenere aperte più interpretazioni, accorgersi delle contraddizioni, collegare le carte senza schiacciarle su formule prefabbricate e aiutarti a distinguere ciò che l’immagine mostra da ciò che desideri sentirti dire.
La lettura diventa allora una conversazione a tre: tu, chi legge e il mazzo. Nessuno dei tre dovrebbe dominare gli altri. Se il lettore impone una verità, il dialogo si chiude; se tu cerchi soltanto conferme, il simbolo perde forza; se la carta viene ridotta a una parola chiave, scompare la sua complessità.
7 – Il vero dono è l’attenzione
Viviamo immersi in richieste che frammentano continuamente l’attenzione. Notifiche, lavoro, relazioni, preoccupazioni e informazioni occupano lo spazio mentale prima ancora che possiamo decidere a che cosa dedicarlo. Una stesa crea una pausa materiale: un tavolo, alcune immagini, una domanda e un tempo delimitato.
Questa pausa non è vuota. È un dispositivo di concentrazione. Guardare davvero una carta significa rallentare il giudizio, descrivere ciò che c’è prima di interpretarlo, tollerare per qualche minuto di non sapere. È una pratica vicina alla meditazione, come spiego in Meditare con i tarocchi: non occorre svuotare la mente, ma imparare a vedere pensieri ed emozioni senza esserne subito trascinati.
L’attenzione cambia la qualità della domanda. All’inizio potresti chiedere «mi ama?». Dopo avere osservato le carte, la domanda può diventare «perché ho bisogno di una conferma che questa relazione non riesce a darmi?» oppure «quale comportamento concreto considero amore?». La stesa non ha aggiunto un fatto verificabile sulla mente di un’altra persona; ha reso più precisa la tua esperienza.
Questo è uno dei risultati più profondi che gli arcani possono offrire: non la certezza, ma una domanda migliore.
8 – Un metodo pratico per leggere senza consegnarsi al destino
La prospettiva non predittiva non rende la lettura vaga. Al contrario, richiede più disciplina. Senza il rifugio della profezia, devi osservare con precisione e trasformare ciò che emerge in una scelta verificabile.
8.1 – Parti da una domanda che ti riguarda
Evita di entrare abusivamente nella mente di una terza persona. «Che cosa prova?» può essere riformulata in «che cosa mi comunica davvero attraverso i suoi comportamenti?» oppure «che cosa mi impedisce di vedere questa relazione con chiarezza?». La nuova domanda non pretende di violare l’interiorità altrui e ti restituisce una zona sulla quale puoi agire.
8.2 – Descrivi prima di interpretare
Osserva personaggi, oggetti, colori, direzioni, distanze e gesti. Chi guarda chi? Che cosa è fermo? Che cosa si muove? Quale elemento sembra fuori posto? La descrizione rallenta gli automatismi e impedisce al significato imparato a memoria di coprire l’immagine.
8.3 – Ascolta la prima risonanza, senza assolutizzarla
Nota la parola, il ricordo o la sensazione che arriva per prima. Accoglila come un’ipotesi, non come una rivelazione. Chiediti che cosa la sostiene nella carta e nella tua situazione. Se non trovi alcun legame, lasciala andare.
8.4 – Leggi le relazioni fra le carte
Una carta isolata contiene molte direzioni possibili. In una stesa, invece, le immagini si rispondono. Una figura può guardare verso il passato, un’altra allontanarsene; un oggetto può ricomparire trasformato; un elemento eccessivo può trovare equilibrio nella carta successiva. Il significato nasce anche da questa sintassi visiva.
8.5 – Cerca l’ombra e la risorsa
Nessun arcano è soltanto positivo o negativo. Ogni energia può irrigidirsi o maturare. L’Imperatore può offrire struttura e diventare controllo; il Matto può portare libertà e trasformarsi in fuga; il Diavolo può mostrare dipendenza, ma anche desiderio, vitalità e capacità di riconoscere ciò che ci lega. Una buona lettura mantiene insieme i due poli.
8.6 – Formula più di una direzione
Non fermarti a un unico esito. Chiediti che cosa accade se non cambia nulla, che cosa potrebbe cambiare con un’azione precisa e quale ostacolo renderebbe difficile quella scelta. Il futuro torna così a essere uno spazio di responsabilità, non un corridoio già costruito.
8.7 – Concludi con un gesto concreto
Una lettura che resta soltanto affascinante rischia di evaporare. Scegli un’azione piccola e osservabile: fare una conversazione, porre un confine, raccogliere un’informazione, aspettare prima di rispondere, scrivere ciò che desideri o chiedere aiuto. Il simbolo diventa utile quando modifica la qualità della presenza nella vita quotidiana.
9 – Che cosa possono dirti davvero le carte
Gli arcani possono aiutarti a riconoscere la struttura di una situazione: quali forze si oppongono, quale bisogno resta escluso, dove stai ripetendo uno schema e quale risorsa non stai utilizzando. Possono far emergere un conflitto fra sicurezza e libertà, desiderio e paura, appartenenza e autonomia, impulso e responsabilità.
Possono inoltre offrire un vocabolario alle emozioni. Dire «sto male» lascia tutto indistinto. Riconoscere una Luna può aiutarti a parlare di ambivalenza e immagini contraddittorie; una Giustizia può portare il tema della misura e delle conseguenze; un Appeso può distinguere una pausa fertile da un sacrificio divenuto identità.
Le carte possono anche mettere alla prova il racconto che ripeti su te stesso. Se ti definisci impotente e nella stesa compare il Bagatto, non significa automaticamente che avrai successo. Può però chiederti di controllare quali strumenti possiedi già e perché continui a considerarli insufficienti.
Infine, gli arcani possono restituire dignità all’immaginazione. Immaginare non è evadere dai fatti: è produrre scenari, intuire alternative e provare interiormente una scelta prima di compierla. La realtà pone i vincoli; l’immaginazione cerca il movimento possibile dentro quei vincoli.
10 – Che cosa non devono diventare
Una lettura non dovrebbe sostituire dati che puoi ottenere direttamente. Se vuoi sapere se un contratto contiene una clausola rischiosa, devi leggerlo e, quando serve, consultare un professionista. Se hai un sintomo, occorre un medico. Se vivi una sofferenza psicologica importante, servono figure qualificate. Gli arcani possono accompagnare una riflessione, non diagnosticare né curare.
Anche la psicomagia di Jodorowsky va compresa per ciò che è: una pratica artistica e simbolica elaborata dal suo autore, non una terapia clinica con efficacia scientificamente dimostrata. Può interessare come linguaggio rituale o creativo, ma non deve ricevere per suggestione un’autorità sanitaria che non possiede.
Un altro rischio è la dipendenza dalla lettura. Ripetere la stessa domanda finché esce la carta desiderata non aumenta la conoscenza; alimenta l’ansia. Delegare ogni scelta al mazzo indebolisce proprio quella libertà che il lavoro simbolico dovrebbe sostenere. In questo senso, chiedersi se bisogna credere ai tarocchi è meno utile che chiedersi quale rapporto stiamo costruendo con essi.
Una pratica sana lascia sempre aperta la possibilità di dissentire, fermarsi e verificare nella realtà. Le carte propongono; tu osservi, scegli e ti assumi la responsabilità delle conseguenze.
11 – Il mio modo di lavorare con gli arcani
Questa prospettiva è molto vicina al mio modo di leggere. Non uso gli arcani per consegnarti un destino confezionato. Li uso come strumento di counseling, ascolto e orientamento: una superficie simbolica sulla quale la tua situazione può diventare più visibile e articolata.
Questo non significa eliminare del tutto il futuro dalla domanda. Possiamo osservare una direzione probabile, ma la formuliamo sempre in modo condizionale: se queste energie e questi comportamenti restano invariati, il percorso sembra condurre lì. Poi cerchiamo i margini di scelta. Che cosa puoi sostenere? Che cosa puoi smettere di alimentare? Quale passaggio dipende da te e quale, invece, va accettato perché appartiene ad altri o alla realtà?
La lettura migliore non è quella che ti lascia impressionato dalla precisione del lettore. È quella dalla quale esci più capace di comprendere te stesso, porre una domanda onesta e compiere un passo. Se dopo la stesa ti senti soltanto in attesa che la previsione si realizzi, qualcosa non ha funzionato. Se vedi una possibilità che prima non vedevi, gli arcani hanno cominciato a fare il loro lavoro.
12 – Quattro libri per continuare il viaggio
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- La via dei tarocchi, di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, è il testo centrale per comprendere struttura, simboli e metodo di lettura degli autori;
- Psicomagia, di Alejandro Jodorowsky, permette di collocare gli arcani nel suo più ampio universo artistico e simbolico;
- Metagenealogia, di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, approfondisce il modo in cui storie e lealtà familiari possono influenzare l’identità;
- L’uomo e i suoi simboli, di Carl Gustav Jung e altri autori, offre una base importante per riflettere sul rapporto fra immagini, inconscio e trasformazione personale.
13 – Porta la tua domanda dentro uno spazio di ascolto
Se vuoi esplorare una situazione senza ricevere una sentenza sul futuro, ma cercando significati, possibilità e passi concreti, puoi telefonare allo 059 761926 per concordare un primo incontro con me. Possiamo lavorare in studio oppure a distanza, secondo ciò che ti è più comodo.
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Qual è, secondo te, la domanda più utile che si possa rivolgere agli arcani? Raccontamelo nei commenti: leggo volentieri e rispondo alle domande.
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