Etteilla dispone carte divinatorie in uno studio parigino del Settecento

Etteilla: chi era e perché cambiò la cartomanzia

1 – Chi era Etteilla

Etteilla era lo pseudonimo di Jean-Baptiste Alliette, autore e cartomante attivo a Parigi nella seconda metà del Settecento. Non inventò la divinazione con le carte, che esisteva già in forme diverse, ma fu tra i primi a trasformarla in un metodo pubblicato, insegnabile e riconoscibile. Per questo viene spesso chiamato il padre della cartomanzia moderna.

La sua importanza non dipende dal fatto che le sue teorie storiche fossero corrette: molte non lo erano. Dipende dall’aver costruito un sistema nel quale significati, posizioni, carte dritte e rovesciate, corrispondenze astrologiche e procedure di lettura formavano un insieme coerente. Una parte del modo in cui ancora oggi si pensa a una lettura discende, direttamente o indirettamente, da quella svolta.

2 – Un nome capovolto e una biografia incompleta

“Etteilla” è formato rovesciando il cognome Alliette. La Bibliothèque nationale de France lo identifica come Jean-Baptiste Alliette, nato probabilmente nel 1738 e morto nel 1791, cartomante e mercante di stampe. Il punto interrogativo accanto all’anno di nascita ricorda che non tutto della sua vita è documentato con la precisione che vorremmo.

Attorno a Etteilla sono circolati racconti, caricature e giudizi spesso ripetuti senza controllo. È quindi più prudente partire dalle opere conservate e dai cataloghi bibliografici. Ne emerge non soltanto un pratico della divinazione, ma anche un editore di sé stesso, capace di dare al proprio metodo un nome, una struttura e un pubblico.

3 – Prima dei tarocchi: il libro del 1770

Nel 1770 Alliette pubblicò a Parigi Etteilla ou instruction sur l’art de tirer les cartes. La relativa scheda della BnF attribuisce il testo all’autore e ne conserva una copia digitalizzata. In questa fase il metodo riguardava le comuni carte da gioco, non ancora un mazzo di tarocchi riorganizzato.

Questo passaggio è importante perché mostra la direzione del suo lavoro: prima viene la volontà di codificare la pratica, poi l’incontro con le interpretazioni occulte dei tarocchi. Etteilla non si limita a suggerire che una carta possa evocare qualcosa. Cerca di stabilire significati, combinazioni e procedimenti ripetibili.

4 – L’incontro fra tarocchi, occultismo ed Egitto immaginato

Negli anni Ottanta del Settecento Etteilla riprese e sviluppò l’idea, resa celebre da Antoine Court de Gébelin, secondo cui i tarocchi custodissero una sapienza dell’antico Egitto. Oggi gli storici non considerano questa genealogia attendibile: le carte da tarocchi nacquero nell’Italia del Quattrocento come gioco e non esistono prove di una loro derivazione egizia.

Il libro di Ronald Decker, Thierry Depaulis e Michael Dummett A Wicked Pack of Cards ricostruisce proprio il passaggio, avvenuto nella Francia di fine Settecento, dalle carte da gioco al tarocco occulto. L’errore storico di Etteilla ebbe comunque una straordinaria fecondità simbolica: l’Egitto divenne per lui il linguaggio con cui ordinare un universo di astrologia, elementi, destino e corrispondenze.

5 – Un sistema completo, non una semplice lista di significati

Fra il 1783 e il 1785 Etteilla pubblicò più fascicoli della Manière de se récréer avec le jeu de cartes nommées tarots, opere ancora registrate e in parte consultabili attraverso la Bibliothèque nationale de France.

Il suo contributo non consiste soltanto nell’associare una parola a ogni carta. Etteilla pensa alla lettura come a una grammatica: una carta cambia sfumatura a seconda dell’orientamento, della posizione, delle carte vicine e della domanda. Costruisce sequenze, classi e corrispondenze con l’astrologia e i quattro elementi. È un’impostazione molto diversa dalla mia, ma la sua ambizione metodica merita di essere riconosciuta.

6 – Il primo mazzo progettato per la divinazione

Etteilla arrivò anche a riorganizzare le settantotto carte e a proporre un mazzo concepito espressamente per il suo sistema. Non si trattava più soltanto di prendere un mazzo tradizionale e attribuirgli a posteriori significati divinatori: immagini, ordine e indicazioni erano pensati per la lettura.

Le edizioni conservate nei musei sono spesso successive e testimoniano la durata del modello. Il British Museum, per esempio, conserva un mazzo completo di settantotto carte denominato “Grand Etteilla”, accompagnato dal materiale d’istruzione. Questo non prova che ogni esemplare successivo coincida con il progetto originario, ma mostra quanto a lungo il sistema sia rimasto riconoscibile e riproducibile.

7 – Carte dritte, rovesciate e combinazioni

Una delle eredità più visibili di Etteilla è la sistemazione dei significati delle carte dritte e rovesciate. L’orientamento non è necessariamente un semplice contrario: può introdurre una variazione, una limitazione, un eccesso o una diversa manifestazione della stessa energia.

Anche le combinazioni acquistano un ruolo centrale. La carta non parla da sola, ma entra in una frase formata dalle carte circostanti. È un principio che rimane utile anche quando, come faccio io, non si usa il mazzo per formulare previsioni rigide. Il significato nasce dalle relazioni e dal contesto, come spiego nella guida su come interpretare i tarocchi.

8 – Etteilla era davvero il primo cartomante professionista?

La formula è utile, ma va maneggiata con cautela. Sarebbe difficile dimostrare che nessuno prima di lui abbia mai guadagnato leggendo le carte. Possiamo invece dire qualcosa di più preciso: Etteilla è la prima figura europea ben documentata che abbia pubblicato, promosso e insegnato un sistema commerciale di cartomanzia con una continuità sufficiente da lasciare libri, allievi e mazzi riconoscibili.

È questa visibilità documentaria a renderlo un punto di svolta. Non crea dal nulla un’abitudine popolare, ma la porta nella stampa, le dà una terminologia e la presenta come disciplina apprendibile. La ricerca storica sulla cartomanzia francese mostra inoltre quanto i metodi successivi abbiano ripreso, semplificato o adattato le sue interpretazioni.

9 – La distanza dal mio modo di lavorare

Etteilla cercava soprattutto risposte predittive. Il suo sistema appartiene pienamente alla mantica: vuole leggere eventi, tempi, riuscite, ostacoli e destini. Io uso invece gli arcani prevalentemente come strumenti di counseling, ascolto e riflessione.

La differenza non obbliga a liquidare il suo lavoro. Posso non condividere l’idea che le carte debbano stabilire ciò che accadrà e, nello stesso tempo, riconoscere la potenza del suo gesto: prendere un insieme di immagini e chiedersi come possa diventare un linguaggio. Studiare Etteilla aiuta anche a capire da dove provengano molte aspettative contemporanee sulla cartomanzia.

10 – Che cosa possiamo imparare oggi da Etteilla

La sua storia offre almeno quattro insegnamenti:

  • un metodo diventa trasmissibile quando le sue regole vengono dichiarate;
  • le tradizioni possono essere molto influenti anche quando il racconto storico su cui si fondano è inesatto;
  • ogni lettura dipende da una scelta di linguaggio, corrispondenze e domande;
  • conoscere l’origine di un metodo rende più liberi di usarlo, modificarlo o abbandonarlo.

Non occorre quindi credere ai tarocchi come credeva Etteilla per riconoscergli un posto nella loro storia. Possiamo ascoltare i simboli e, contemporaneamente, verificare i racconti che facciamo su di essi.

11 – Due video per confrontare previsione e libertà

12 – Un libro per approfondire la storia del tarocco occulto

Per uno studio storico più ampio puoi cercare A Wicked Pack of Cards di Ronald Decker, Thierry Depaulis e Michael Dummett. È un collegamento affiliato Amazon: potrei ricevere una piccola commissione senza alcun sovrapprezzo per te.

13 – Porta la tua domanda dentro una lettura

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Tiziano Solignani

Tiziano Solignani

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